La bellezza mostra il suo volto

La paranza è un peschereccio, la rete da pesca da fondo a strascico trainata da due imbarcazioni; il termine paranza ha assunto altre accezioni nel corso degli ultimi anni, per quello strano fenomeno attraverso il quale il fiume di fango dipinge di un colore scuro tutto ciò che incontra sul proprio cammino. E’ nelle sale il film di Claudio Giovannesi, tratto dal libro di Saviano “La paranza dei bambini”, narra le vicende di un gruppo di giovanissimi, del centro storico di Napoli, e la loro ascesa nel pianeta della criminalità organizzata. Tutto pronto per replicare il grande successo di Gomorra.

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Lo spettacolo dell’anima

Probabilmente c’è bisogno di più anima, quella sana consapevolezza che nessuno è indispensabile ma che facciamo parte tutti di un unico grande spettacolo dove, come in ogni recita degna di nota, finanche le comparse vengono scelte con attenzione e l’attore protagonista sa che interpreterà il personaggio principale ma non quello più importante. Credendo di stabilire un rapporto empatico con lo spettatore, spesso quella naturale cura dei particolari cede il passo ad esilaranti individualismi. Schiamazzi, urla, strepiti e così accade che lo spettacolo acquisisce i tratti distintivi della farsa; le ultime file vengono prepotentemente abbandonate a se stesse fino ad essere spinte fuori dalla sala, lasciate annegare in un mare di speranza. Il mormorio cresce, aumenta l’intensità del battito di mani ma nel momento esatto in cui cala il sipario resta soltanto una sensazione di vuoto, abisso profondo. Ma un antico castello poggiato sul mare, i raggi del sole che si fanno strada tra un manto di nuvole, le barche ondeggianti lente verso l’orizzonte, ci indicano la maniera migliore per riaccendere le luci, riaprire il sipario e coralmente attendere l’applauso, tenendoci per mano, del pubblico sovrano.       

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La speranza ha gli occhi di Davide

La periferia abbandonata, la periferia lasciata a se stessa. I sogni che custodiscono i bambini sono tutti uguali ma risvegliano con obiettivi diversi, poichè sono le possibilità a dare risvolti differenti ad un futuro già segnato per molti versi.
Corrono i ragazzi di periferia, quando vince chi è più veloce, sfrecciano talvolta sollevando la ruota anteriore del proprio mezzo dall’asfalto, perché impennare è l’unico modo per riuscire a volare ed afferrare un destino non troppo distante.
La periferia napoletana si compone di enclave in cui la cultura non viene indirizzata, dove i diritti essenziali non vengono sempre garantiti e l’ingiustizia sociale regna sovrana in uno stato che preferisce reprimere anziché predicare, che predilige distrarsi anziché combattere la dispersione. Continua a leggere “La speranza ha gli occhi di Davide”

SEGUIRO’ I TUOI PASSI

Il gioco più antico del mondo, il primo passatempo che insegnano i genitori ai propri figli non appena iniziano a reggersi sulle proprie gambe. Tenersi per mano e girare in cerchio così da osservare la meraviglia del mondo ogni volta da una prospettiva diversa facendo molta attenzione, altrimenti tutti giù per terra. Il girotondo è un modo per tenersi stretti e sentirsi meno soli, il sistema per cadere e riuscire a rialzarsi. Perché nessun bambino da solo è riuscito mai a diventare grande. Continua a leggere “SEGUIRO’ I TUOI PASSI”

I prìncipi scugnizzi

C’era una volta un salumiere, anzi no, c’era una volta un parrucchiere. Tutto ebbe luogo alla Duchesca, o forse no, in largo Ecce Homo, nel cuore del centro storico di Napoli. Due storie, un unico filo conduttore, la ribellione verso un sistema criminale che copre con il lenzuolo bianco il talento dei giovani napoletani.
Un racconto strano questo, una novella in cui non si può scrivere di camorra perché si diventa tristi e disfattisti, ma nemmeno di ribellione perché ci si trasforma in convenzionali e populisti. Preso atto delle evidenti difficoltà per il numero risicato di argomenti a disposizione, non resta che ricominciare.  Continua a leggere “I prìncipi scugnizzi”