Il custode del tempo

La linea 1 e la linea 2 della metro napoletana si intersecano in unico punto. L’anello di congiunzione tra i due mezzi è una famosa piazza situata tra i quartieri Stella e San Lorenzo, custode di un luogo senza tempo che racchiude testimonianza dell’epoca romana, della Magna Grecia, dell’antico Egitto: Il museo archeologico nazionale. Situato in uno dei palazzi monumentali più imponenti di Napoli, il palazzo del Real Museo fu costruito nel 1585 come caserma di cavalleria. Nel 1612 il Real Museo divenne palazzo dei regi studi ospitando l’Università di Napoli, solo ne 1777 con Ferdinando IV di Borbone l’edificio si appropria della sua funzione attuale, acquisendo il museo Hercolanese dalla reggia di Portici e il museo Farnesiano dalla reggia di Capodimonte.
Oggi, il caldo torrido stringe a se i tanti visitatori sbalorditi di fronte all’intreccio emotivo di arte, storia e cultura. Un posto senza voce, dove a parlare sono gli occhi che conservano la testimonianza di un popolo, culla del liberismo espressivo dell’anima. Chiunque visiterà questo posto, si sentirà più forte, sarà tenuto per mano dalla consapevolezza che il Mann è il custode di un tempo che cerca ancora di farci innamorare. Hanno i nostri volti le sculture della collezione Farnese, hanno le nostre gambe i corridori della Villa dei Papiri, i nostri pensieri il ritratto pompeiano di Saffo, i nostri segreti i resti della civiltà Egizia, la terza collezione al Mondo per importanza, dopo quella del Cairo e di Torino. Ma laggiù, nelle viscere del museo, calandosi attraverso una rampa di scale, si giunge al piano interrato ove ad attendere i visitatori c’è una collezione che testimonia in maniera tangibile l’evoluzione della civiltà attraverso lo sviluppo del linguaggio: La sezione epigrafica. Trecento epigrafi tra le più importanti al Mondo comprendenti iscrizioni greche, italiche e latine. Il racconto che le incisioni su materiale duro espongono, inizia dalle tavole di Eraclea, per insinuarsi tra i provvedimenti legislativi della lex Antonia de Termessibus e la lex Cornelia de XX quaestoribus, principi fondativi del nostro sistema legislativo. La mostra prosegue tra le lamine metalliche riportanti pratiche religiose e rituali per i defunti, tra le epigrafi pubbliche e sacre della Neapolis greca per poi spostarsi nell’entroterra irpino. Al termine del nostro percorso, usciremo con la consapevolezza che il Mann non è solo una semplice rappresentazione storica dei fatti  bensì un racconto, di ciò che la civiltà è riuscita a tessere nella costruzione delle nostre città, un racconto che ci sussurrerà cosa potremmo diventare attraverso i luoghi dove siamo nati e gli occhi di chi siamo stati.

ferdinando I di borbone
Ferdinando I di Borbone

 

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