Non esiste “ti amo” a Napoli

A Napoli non è mai stata tradotta letteralmente la più comune delle dichiarazioni d’amore, quelle due paroline famose che posizionate vicine esprimono il più ricercato dei sentimenti. Ti amo, cioè provo un sentimento d’amore che, riflettendoci, pone la propria persona al centro della relazione amorosa, poiché l’innamorato è felice, desideroso, appagato in presenza dell’amata. Non mi pare tanto eretico affermare che chi ama vive in prima persona una sensazione di benessere psicofisico, che dovrebbe solo successivamente avere ripercussioni positive sulla persona amata.

Napoli, invece, cambia il paradigma del sentimento. Per i napoletani si ama solo quando si antepone il bene dell’altra persona al proprio e quindi, il “ti amo” nazionale viene tradotto con “te voglio bene” cioè voglio che tu stia bene. Non riguarda me, ma te. Un vero e proprio messaggio d’altruismo.
Ma quando il sentimento è incontenibile, folle, allora è il momento di aggiungere quell’avverbio che a Napoli risponde al nome di “assaje”, cosicché “Io te voglio bene assaje” diviene la più importante delle dichiarazioni d’amore.
Non provate a tradurre ti amo con espressioni del tipo… “t’am” oppure “come t’am”, risulterebbero sgradevoli e sgrammaticate.

Illustri esempi di quanto suddetto provengono dalla sfera musicale. Difatti, Raffaele Sacco in un suo celebre successo scrisse: “Io te voglio bbene assaje e tu nun pienze a me”.
Lo stesso Lucio Dalla nella sua “Caruso” riportò la nota dichiarazione d’amore scrivendo “te voglio bene assaje ma tanto tanto bene sai”.
Nel ritornello di “Dicitencelle vuje” si menziona testualmente “’A voglio bene… ‘A voglio bene assaje! Dicitencello vuje ca nun mm”a scordo maje”.

Gli esempi da fare sono innumerevoli, l’importante è sapere che quando qualcuno a Napoli vi dice “Io te voglio bene assaje” vuol dire che vi ama alla follia.

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