Ci inventeremo qualcosa

Esiste una generazione di artisti napoletani che attraverso la musica penetra nell’animo umano e talvolta cerca di smuovere quelle coscienze fin troppo assopite dall’anestetico della modernità. La forza della penna, accompagnata da uno strumento, può essere più letale di un colpo di fucile. È proprio quello che oltreoceano hanno già realizzato musicisti del calibro di Victor Jara o Mercedes Sosa, impegnati per la libertà dei propri popoli e di conseguenza della umanità intera. 

Tra questa generazione di talenti emerge protagonista un amico a cui voglio particolarmente bene, per le emozioni che è capace di regalare e per la bellezza che è capace di trasmettere attraverso ogni sua canzone. Le sue opere le considero un’uscita a cena con la gentilezza; un appuntamento con la poesia.

Ieri, 17 dicembre, si è conclusa la sua quattro giorni al teatro Cilea, dove ha confezionato un’opera teatrale di eccellente fattura, in cui la musica, la recitazione, la poesia, la scenografia, il canto, il ballo hanno formato un corpo unico riuscendo così a rapire l’animo di ogni spettatore. 

Troppo spesso ci si sedimenta in elucubri separazioni tra la Napoli bella e la Napoli brutta, tra la borghesia ed il popolo, tra chi può e chi non può, tra i buoni e i cattivi. Ciò che emerge anche da questo spettacolo è che il trait d’union tra le varie anime di una città può essere solo la cultura. In questo contesto, la musica, per popolarità, può raggiungere diversi strati di una società e di conseguenza suonare la sveglia del coraggio. Il coraggio di sognare; il coraggio di credere che un altro mondo sia possibile. 

Ah! non vi ho detto ancora di chi sto parlando. Credo l’abbiate riconosciuto dalla sua capigliatura totalmente diversa dalla mia. L’ultima volta che ho sfoggiato un riccio del genere era il 1990 quando il Napoli vinse il suo secondo scudetto e i miei genitori mi portarono in giro con indosso la parrucca di Maradona. Erano gli anni in cui un altro riccioluto, partito da un piccolo teatro di San Giorgio a Cremano, raggiungeva il pubblico nazionale. Gli anni in cui la scena artistica napoletana veniva rivoluzionata dalle contaminazioni musicali e da quella voce dolcemente nasale che portava il timbro di Pino Daniele. 

Napoli oggi continua ad essere città in fermento dal punto di vista culturale e nel panorama musicale cittadino, un altro rivoluzionario è entrato nei cuori del suo pubblico e questa volta porta il nome di Roberto Colella. 

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