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NAPOLI CENTRALE

Quella che vedete nella foto è la principale stazione ferroviaria di Napoli. Voi mi direte “cosa c’è di tanto particolare?” C’è che le stazioni ferroviarie rappresentano luoghi senza tempo in cui si susseguono fenomeni ciclici intrisi di romanticismo. Sono i treni che cambiano o la voce dello speaker che annuncia il rapido delle 7.30. Continua a leggere “NAPOLI CENTRALE”

Vesuvio, lavaci con la tua bellezza

Da domenica non sarai ostaggio – almeno per un po’-, vittima di chi finge solo adesso di volerti bene e voltandosi dall’altra parte invoca la tua forza distruttiva.
Resiti amico mio il tempo è dalla nostra parte, il tempo di chi vive con la consapevolezza che tutto ciò che inizia poi, in qualche modo, inesorabilmente finisce.
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La bellezza mostra il suo volto

La paranza è un peschereccio, la rete da pesca da fondo a strascico trainata da due imbarcazioni; il termine paranza ha assunto altre accezioni nel corso degli ultimi anni, per quello strano fenomeno attraverso il quale il fiume di fango dipinge di un colore scuro tutto ciò che incontra sul proprio cammino. E’ nelle sale il film di Claudio Giovannesi, tratto dal libro di Saviano “La paranza dei bambini”, narra le vicende di un gruppo di giovanissimi, del centro storico di Napoli, e la loro ascesa nel pianeta della criminalità organizzata. Tutto pronto per replicare il grande successo di Gomorra.

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Lo spettacolo dell’anima

Probabilmente c’è bisogno di più anima, quella sana consapevolezza che nessuno è indispensabile ma che facciamo parte tutti di un unico grande spettacolo dove, come in ogni recita degna di nota, finanche le comparse vengono scelte con attenzione e l’attore protagonista sa che interpreterà il personaggio principale ma non quello più importante. Credendo di stabilire un rapporto empatico con lo spettatore, spesso quella naturale cura dei particolari cede il passo ad esilaranti individualismi. Schiamazzi, urla, strepiti e così accade che lo spettacolo acquisisce i tratti distintivi della farsa; le ultime file vengono prepotentemente abbandonate a se stesse fino ad essere spinte fuori dalla sala, lasciate annegare in un mare di speranza. Il mormorio cresce, aumenta l’intensità del battito di mani ma nel momento esatto in cui cala il sipario resta soltanto una sensazione di vuoto, abisso profondo. Ma un antico castello poggiato sul mare, i raggi del sole che si fanno strada tra un manto di nuvole, le barche ondeggianti lente verso l’orizzonte, ci indicano la maniera migliore per riaccendere le luci, riaprire il sipario e coralmente attendere l’applauso, tenendoci per mano, del pubblico sovrano.       

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Bambini per strada

 Le ginocchia sbucciate, i litigi finiti sempre al carretto delle granite, l’aria mai stanca di chi non possiede tanto ma ha tutto ciò di cui ha bisogno. La sensazione di libertà, il vento fresco sul viso corrugato, mani arrugginite dalla sabbia del Vesuvio. Le uniche regole da rispettare sono quelle della strada, norme mai scritte seppur bene impresse nell’armadio delle libertà. Così il mondo guarda, osserva per capire come alimentarsi, rigenerarsi sotto ad un cielo che in realtà non è cosi lontano come sembra, ma sempre più azzurro e comprensivo. Correre in fretta, fermarsi a rifiatare, coordinarsi e poi segnare. Le auto frenano, gli alberi attendono, i palazzi applaudono ed è di nuovo sera. 7DCA174D-D13F-45B5-A24C-70E54BA29DEA.jpeg

Il sacrificio di Siani che torna ogni volta

Il 23 settembre 1985 a Napoli ci fu un concerto di Vasco Rossi al quale avrebbe voluto partecipare Giancarlo Siani, suo grande fan. 

Giancarlo non riuscì mai ad andarci, quella stessa sera, venne assassinato dalla camorra per aver denunciato, tramite i suoi articoli, alcuni clan camorristici e il legame con pezzi delle istituzioni. Giancarlo aveva soli 26 anni quando fu trovato crivellato di colpi, nella sua Citroen mehari verde, sotto la sua abitazione nel quartiere Arenella. Adesso penseremo che a 26 anni si esce con la fidanzata, si lavora, si gioca a calcetto con gli amici. A 26 anni, invece, capita anche di morire per raccontare una verità che da troppo tempo ci tiene col cappio al collo. 
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Ma tu l’hai vista piazza del Plebiscito?

Quando vieni in piazza del Plebiscito? Ci sono passati in tanti per tornei, matrimoni, caroselli, concerti e comizi politici. C’è anche chi per gioco la percorre bendato, volteggiando su se stesso barcolla senza sapere dove andare.
Si è riso, si è pianto, si è festeggiato nella piazza un tempo nota come Largo di Palazzo, nome a cui sono ancora legati i nostalgici del regno delle due Sicilie. Ma tu l’hai vista piazza del Plebiscito? E’ la domanda ricorrente ai turisti al rientro dal soggiorno partenopeo. La riconosci subito, stretta in un abbraccio tra l’ampio colonnato a forma circolare della chiesa di San Francesco di Paola e il palazzo Reale.  Continua a leggere “Ma tu l’hai vista piazza del Plebiscito?”